La gente non credente lo ha amato, ha intuito che in lui c'era la speranza. Questo banchetto serve come giudizio di salvezza per le genti. Infatti dice che gli uomini sono ciechi, prigionieri e siedono nelle tenebre. Chiediamo perdono per le resistenze che spesso opponiamo all'amore di Dio e dei fratelli. Questo è un dato generale e si apre allora un orizzonte sterminato di rispetto davanti ad ogni vita e ad ogni vicenda. E' una sapienza nuova, quella vera, che ieri l'Apostolo ci diceva essere lo spirito di Cristo. - All'inizio del brano l'invito all'ascolto va in diverse direzioni, ma il vs 1 termina con "senza sincerità e rettitudine" (in greco "senza verità e giustizia") che indicano non tanto la mancanza di qualità morali, ma della consapevolezza che il Signore è in mezzo a noi. Papa Giovanni l'ha fatto in modo esemplare. Il tempo è la nostra ricchezza principale. Lui è l'uomo secondo il cuore di Dio, l'inviato di Dio, il consacrato le cui virtù non sono attribuibili a nessun uomo. La conversione infatti è una saggezza nuova per cui beati sono i piccoli: si tratta proprio di occhi nuovi e cuore nuovo. - vs 1-2: colpisce l'incitamento grande e forte perché il popolo veda il suo peccato, anziché credere di vivere nella giustizia. La via è quella suggerita dalle donne del vangelo: seguire Gesù passo passo nella sua passione per essere poi coinvolti nella sua opera di resurrezione. Tutto poi trova compimento nell'offerta della croce. Lui vuole entrare nel cuore dell'uomo e sembra dica: "Io ci sono, e sono per te". La nostra ricchezza è Dio. Il Signore non ha voluto stancare ed asservire il suo popolo. - Il problema è che queste parole sono rivolte a chi ascolta. La speranza cristiana non è il passare dal puro dono di Dio al cedimento della morte. Dio deve essere glorioso, altrimenti che Dio è? Bisogna tremare, temere, deporre le vesti e mettere il sacco per poter ascoltare e sentirsi sicuri nella voce di Lui. In tutto c'è la mano del Signore, sempre si può mettere in evidenza l'intervento di Dio per il piccolo e per il povero. Se la comunità dei cristiani si autocompiace, allora è ingombrante; in realtà non possiamo che appoggiarci a Lui. - In greco è molto sottolineato il pianto di Gerusalemme che, consapevole del suo peccato, chiede misericordia. Solo un sacrificio più grande può spegnere quest'ira, è l'attesa del sacrificio di Cristo. - Il vangelo della trasfigurazione è molto bello. Il "per questo" con cui inizia il vs 3 esprime il dolore quasi materno del profeta (Dio), la sua intima partecipazione commossa, addolorata, profonda fino alle viscere, alla distruzione di Babilonia che aveva oppresso il suo popolo. - Nella vigna c'è un rischio: decidere chi deve fare guerra ai rovi; non è una vigna tranquilla. San Gregorio dice che la preghiera per chi fa il male deve essere più forte di quella per chi lo subisce. Chiediamo che il Signore ci illumini a cogliere il suo messaggio di speranza e di amore. Per quanto riguarda le focacce d'uva (vs 7), sono legate al culto degli idoli (Osea 3). - Oggi il Signore ci consegna, attraverso il brano del Profeta, una speranza per i poveri. La loro azione su di noi è più efficace dei testi che segnalano il nostro peccato. In Gesù ogni persona ed ogni popolo non viene annientato, ma trova il meglio di sè. Chiediamo che ci venga concesso di concentrate il nostro cuore e la nostra mente su di Lui. (non "sulle rive", come dice in italiano), richiama il Qoelet 11, 1: "Getta il tuo pane sulle acque, perché col tempo lo ritroverai". Di questa speranza è disseminato il testo di oggi, che ha diverse difficoltà di comprensione, ma su tutto emerge la luce del Signore e quindi emerge anche per noi la speranza. Affidiamo a lui la nostra fede, la nostra povertà, le nostre fatiche. Il Signore agisce contro le forze del male con gran determinazione perché la terra è sua e Lui vuole liberarla. Bello anche l'aspetto del conoscere (vs 3: "Perché tu sappia che io sono il Signore, Dio d'Israele"); Dio vuole farsi conoscere anche da Ciro, non è che lo usa solo. - E' citato due volte lo Spirito Santo, cosa rara nell'AT. Ci si poteva aspettare che ci punisse, invece ci salva cosa illogica rispetto ai conti. Da questo scaturisce la possibilità di riconoscerlo in persone ed avvenimenti che si succedono nella nostra vita. - Impressiona che tutto quello che si dice per Eliakim sia profezia della passione di Gesù. Testo e commento Capitoli 7 e 8 Isaia (765 circa - dopo 700), Jesha'jahu, cioè Jahvé salva. La novità è legata all'opera straordinaria e fondamentale che Dio compie della vittoria sulla morte e sui nemici. e allora chi è il diletto? Nel vangelo la vicenda di Gesù corre verso la soluzione finale, qui invece nel rapporto personale fra il fedele ed il Signore c'è la possibilità di modificare la volontà di Dio. E' uno scritto per ricordare sempre quello che è successo. In ebraico al vs 1 "il mio diletto" è "figlio dell'olio" (Messia=unto con l'olio); al vs 7 la sua piantagione preferita è "germe del diletto" ed in greco "neofita amato". C'è timore per i rischi che si corrono. In particolare, si parla di una sua opera di illuminazione per i nostri occhi e per i nostri cuori. E' una parola che viene ripetuta varie volte. Bisogna andare incontro alla Parola con animo umile e mite, per apprenderne anche il "respiro". "Verranno giorni": tempi della necessaria fine di una stagione della storia, frutti nuovi per tutti. La salvezza, molto legata alla giustizia, non è prodotta dall'osservanza umana, ma dal movimento di Dio. Così è colpito Edom, nemico d'Israele. Il modo di rivestirsi di corazza e manto è la nudità della croce: non ha altro che se stesso da offrire per il popolo d'Israele e per tutto il mondo ("occidente e oriente"). Al di là di ogni bilancio più o meno negativo della nostra vicenda personale e della storia più in generale, il Signore ci chiede ogni giorno di fare memoria del suo amore per noi, che si è massimamente manifestato in Gesù. Nei vs 13 e 15 questi "eletti" sono contrapposti ad altri ("voi"). Oggi il testo ci vuole incoraggiare e, se lo colleghiamo al vangelo (nascita di Gesù), troviamo un parallelo molto forte col germoglio. Per un mussulmano i non mussulmani sono infedeli perché, siccome per loro tutti nascono mussulmani, se uno non lo è, è un infedele). Nel momento di maggior confusione è importante il modo (ricorda Papa Giovanni). L'invito è a contemplarlo (Salmi), ad amarlo e a cercare la comunione con Lui. - Più si prosegue in questo libro, più sembra di capire che i discorsi sulla gioia sono un modo del Signore per insegnarci come si fa a stare dentro il dolore. O chi mai è stato suo consigliere? Essendo qui in tanti a festeggiare papa Giovanni, siamo un po' un'eccezione fra le Chiese; ma in realtà il nostro è un grande privilegio. - Il Signore vuole parlare attraverso il Profeta, però dice cose che diventano motivo di scherno. Nell'agnello siamo invitati a riconoscere Gesù, mandato per la redenzione, che fa di questo monte un luogo accogliente per tutti i popoli. Il Signore ci vuole dispensare la sua sapienza ogni giorno. Il farsi uguali a Dio è una tentazione che anche nella vita grigia dei piccoli è spesso presente. Non c'è contraddizione perché Gesù non si stanca mai di occuparsi di noi, la Samaritana riceve da lui vigore e forza per correre a dare l'annuncio ai suoi. Gli Egiziani sono puniti perché sono nemici d'Israele. - vs 23: c'è gran ricchezza di termini per indicare l'ascolto (porgete l'orecchio, ascoltate la mia voce, fate attenzione, sentite le mie parole), così come molti termini indicano i tipi di triturazione per i diversi semi; è un invito a stare molto attenti. Anche Stefano (At 7) alla fine del suo discorso parla di questo tema. - Oggi affidiamo la nostra preghiera all'intercessione di San Martino di Tour, il primo santo a cui è stata dedicata questa terra. 23-9-00 Is 6, 1-7; Tt 1, 1-4; Lc 2, 41-52 (Francesco), La profezia è una potenza che, manifestandosi, salva. Dio non dice "fate il bene", ma "imparate". Però il loro parlare è anche fare memoria (agli altri) del Signore e delle sue opere. Ieri eravamo consegnati al mistero dell'amore fra Padre e Figlio, oggi ci viene detto che questo mistero è per persone cariche di peccato e di dolore. - Le prime due domande del testo di oggi potrebbe sembrare che avessero risposta negativa (il Signore non ha né venduto, né scacciato); invece la risposta è positiva, perché il Signore ha venduto e scacciato per poter riscattare. Colpisce che all'interno di questo lungo oracolo contro Babilonia ci sia il ritorno. Parole che sono vere e potenti perché vengono da Dio, altrimenti non avrebbero significato. Ma il Signore trasforma i frutti dell'iniquità in un bene che va a vantaggio di coloro che abitano davanti a Lui. Si era all'interno di un grande dolore, un giorno terribile dal quale sembrava impossibile venirne fuori. Attraverso di lui ci sembra non solo possibile, ma necessario che ogni uomo della terra trovi la dignità dell'esistenza. Il testo finisce citando il libro (vs 16a), bocca del Signore, eredità eterna per coloro che lo leggono. Verso la fine, "la mano del Signore si poserà" è "si riposerà", che dà più il senso del riposo sul monte. Il regno di Dio è quel movimento che perennemente si avvicina a noi e questo comporta anche il movimento della nostra vita. Così sia della nostra vita. Affidiamo alla sua misericordia la nostra personalità orgogliosa che ci porta lontano dal mistero di Gesù. La forza dei termini è grandissima. - vs 9: la Vulgata dice "A chi farà comprendere l'ascolto? Gesù va alla croce come uomo: cosa che il cristiano non capisce. Quando ci incontriamo con Dio, nell'intimo o nella comunione, celebriamo il Signore. L'immagine della passione, "Ecco l'uomo", ci dice che l'unico uomo per Dio è Gesù. Poi c'è il mondo delle ricchezze e quello dei cavalli e carri (industrie belliche); infine quello degli idoli, che viene a coincidere con l'opera delle nostre mani: lavoro concepito non come mezzo per vivere, ma come fine. Anche per i testi dei giorni scorsi l'impressione è che questi banchetti non siano una risposta alla fame della gente, ma per farla venire questa fame. Anche l'Apostolo invita a non confidare nell'uomo, ma sempre e solo nel Signore. Al vs 3 c'è la parola "pace" che non compare in italiano; la pace è Gesù, è l'invitare tutti alla conversione. E noi cosa possiamo fare? E' proprio lui, la sua persona che dà luce a tutto il Concilio. In ebraico viene usato lo stesso termine che dice del sonno d'Adamo quando gli fu tolta la costola da cui ebbe origine Eva; nei LXX invece è la compunzione del cuore che i discepoli avvertono dopo la Pentecoste. - Sempre al vs 7 c'è per due volte "non aprì la sua bocca". - vs 6: "Una tenda (tabernacolo) fornirà ombra" ,un grande rifugio mobile ed agile. Azione totalmente ricevuta che toglie le pietre dei nostri sepolcri, spezza i nostri pensieri troppo consolidati, le nostre sicurezze cattive. La distruzione dell'empio avviene in quel giorno e finalmente la terra torna al riposo. - Ieri il Signore, per mezzo del profeta Isaia, ci ha detto parole importanti riguardo l'energia di fecondazione della sua Parola. - Oggi chiediamo la protezione della Vergine Maria, Regina della Terra Santa, pregando per la pace di quei luoghi. Chiedere perdono per i nostri peccati oggi significa consegnare ogni interpretazione violenta del nostro pensiero e del nostro cuore, capaci solo di portarci alla solitudine. Questo arriva alla sua pienezza in Gesù che è perfetta obbedienza e perfetta responsabilità. Oggi comincia il perdono: rimettiti gli abiti. "Non piangere!" Il Salmo 35 dice "Alla tua luce vediamo la luce", e si capisce che la guida di ieri era cieca perché pensava di poter essere lei ad avere la luce, mentre le sentinelle cantano la luce che arriva loro dal Signore. La potenza dell'insegnamento di ieri, liberare comunicando la misericordia di Dio, è la cosa più importante che il Signore ci ha affidato. Il primo, Sebnà, è forse un idolatra, ma quello che gli succede e che ha tanti riferimenti a Gesù, sembra proprio che venga dal Signore. Anche nella lettera di Paolo si parla di questi santi come di un dono esteso a tutti. don Raffaello Ciccone (Omelia del 18 Gennaio 2015): Commento su Is 25,6-10a; Col 2,1-10a; Gv 2,1-11 Isaia 25, 6-10a Agli occhi ed alla immaginazione del mondo ebraico, povero per il proprio lavoro di agricoltore e di pastore, i racconti e gli annunci di grandi banchetti erano l'apertura di un sogno splendido, ancor più prezioso se fatto da un re dopo una vittoria. Il Signore agisce fin dal seno materno e continua per sempre. Parallelamente abbiamo letto il vangelo dell'Annunciazione. - Il testo di oggi richiama Ap 14 quando parla del calice dell'ira di Dio. La strada di cui parla il vs 23 non può essere altro che il Signore stesso; solo lui può mettere in rapporto questi popoli. Il vangelo poi sottolinea che siamo tutti fratelli e figli. Noi non arriveremo a questo, ma ci piacerebbe trovare il carico leggero. - Letti insieme i versetti di oggi parlano della stessa persona, di ciascuno di noi. La nostra esperienza nei momenti più gravi di prova, di morte di una persona cara, di malattia, di abbandono, ci conferma circa la presenza di pensieri tristi e angosciosi. Chiediamo che il Signore trovi luoghi di pace per tutti e in particolare per i piccoli e per i poveri. La fede non è una superpotenza, ma è un continuo lasciare le proprie sicurezze. Nel testo di oggi sono molto presenti i figli. E' un dialogo fra Dio e noi, è un rapporto di ascolto e restituzione e questo avviene anche quando cantiamo i Salmi; vanno presi sul serio, altrimenti saltano fuori degli idoli paurosi. E' una sera opportuna per presentare ogni tremore, sconfitta e pianto, perchè Gabriele ha il compito di cantare la parola di Dio in ogni cuore, Michele di combattere la buona battaglia che consiste nel cacciare l'accusatore perché nessuno parli male del suo fratello, Raffaele, che è un Angelo viaggiatore, ci viene a dire che c'è ancora una strada di speranza e ci rivela l'amore di Dio che è Gesù. La Parola ha tutto in sè, ma determinante è il modo in cui noi ci incontriamo con essa. A noi è chiesto solo di avere un animo mite ed accogliente. Poi dal vs 9 al vs 16 compare il soggetto "noi" e diventa confessione di peccato e quindi preghiera, presa di contatto con Dio. - Bella l'espressione "questa è la strada", pronunciata dal maestro. Cosa giustifica queste immagini così forti e così positive per tutti gli uomini? Al vs 18 "abbiamo partorito vento" indica la mancanza di fecondità dell'uomo della quale bisogna essere consapevoli. - Nella prima parte, le parole del Profeta "Eccomi manda me" sono in continuità con quelle di sabato che erano in parallelo a quelle dell'Annunciazione: "Ecco la serva del Signore". Questo dà al testo un taglio particolare. La scrittura va citata con attenzione, non come fa il diavolo oggi nel vangelo. Il brano d'Isaia ha oggi per tema il grande amore di Dio per noi. Ci sono sia in Efesini che in Isaia molte immagini che richiamano le nozze. - Il significato delle chiese locali e delle comunità nelle chiese di Bologna. - Il primo rimprovero, "Tu non mi hai invocato", è l'inizio di tutti gli altri mali. Tutto è sempre in movimento verso il Signore. - Possiamo collegare le parole del profeta Isaia di oggi alla liturgia di ieri (domenica XXXIII T.O.). - Non viene descritta una situazione di fatto, ma una situazione da contemplare senza vedere quello che c'è. Affidiamo tutto questo ai due Apostoli di cui oggi facciamo memoria, Simone e Giuda, che furono mandati fino ai confini della terra a rassicurare tutte le genti che nessuno è solo. L'esito per i deportati sarà positivo, mentre per i rimasti, secondo Geremia, non c'è bene come invece sembra esserci oggi. Questo richiama Osea, dove il Signore vuole riprendere Israele sua Sposa. Dobbiamo prendere delle decisioni, possiamo fare più o meno bene, tutto è in mano nostra; e la consapevolezza che c'è Lui acuisce tutto. E nel Vangelo, quando Gesù parla della sua passione, nessuno capisce, come accade ancor oggi a noi. "Leggera" ricorda anche i messaggeri leggeri mandati ieri agli Etiopi. - La Regola ci ha appena ricordato l'invito di santa Teresina a cercare Dio solo. Al vs 19 nei LXX si parla di una perplessità che colpirà la terra che, per l'angoscia, non saprà più pensare a quello che sta succedendo; questo viene ripreso in Lc 21, 25 (angoscia dei popoli in ansia). Anche la mano distesa, citata due volte, fa pensare alla mano di Gesù stesa sulla croce non per colpire, ma lui stesso luogo di espiazione per noi. Cantare la bellezza vuol dire essere introdotti nel mistero dell'amore sponsale di Dio per l'umanità. In Ap 21, 25 dice che le sue porte non si chiuderanno mai perché non vi sarà più notte. A volte è imbarazzante rispondere alla domanda "Come stai?" - C'è un grande invito alla conversione per le donne che sono sicure nella loro opulenza; il Signore le invita a venite fuori dalla loro condizione. E' la corona di umiltà che diventa corona di gloria. - C'è il pericolo del possesso della città. Kedar è un figlio d'Ismaele e quindi queste tribù, oggi descritte in situazioni di rovina, sono imparentate con Israele. All'inizio il popolo piange da solo, poi il pianto solitario diventa un pane d'afflizione ricevuto da Dio. Chiediamo perdono anche per tutte le volte che non abbiamo colto la presenza del Signore nei fratelli che ci ha messo accanto. La parola di Dio ci porta dentro ad una caverna dalla quale solo Lui ci potrà liberare (Salmo 12: "Dal profondo gridiamo a te"). - E' bello che, di fronte al nemico, il cuore del re e del popolo si agitino in un modo unico, come i rami di un bosco. Il disegno di Dio è utilizzare la deportazione per fare ridiventare "bambino" il suo popolo. ", o la Maddalena che lo scambia per il giardiniere, o i dicepoli di Emmaus che non sanno chi sia quel pellegrino e lo riconosceranno solo allo spezzar del pane; in Gv 21 non lo conoscevano e non osavano più chiedergli "Chi sei". - "Io non sono in collera" richiama il dolore che si prova quando si viene rimproverati da chi ci vuole bene. - Riguardo al segno de vs 30 si notano espressioni rare che vengono usate solo in Lv 25, 11 quando si danno istruzioni per l'anno giubilare. Chiediamo perdono per i nostri peccati, ringraziando il Signore perchè la santa liturgia ci trae fuori dalla nostra condizione di oscurità.